“Penso di essere più felice di te, bentornato in Europa”, così aveva celebrato la vittoria di Peter Magyar, e del suo partito Tisza, alle scorse elezioni ungheresi il premier polacco Donald Tusk, in una chiamata il cui video ha spopolato sui social. Oggi i due leader si sono incontrati a Danzica, nella prima visita estera ufficiale di Magyar da premier, che ha toccato anche Varsavia e che proseguirà a Cracovia.

Tusk ha accolto Magyar con affetto, dichiarando come i due alleati naturali potessero “aprire un nuovo capitolo dopo sedici anni”. Polonia e Ungheria sono stati per lungo tempo i trascinatori del Gruppo di Visegrad (V4), coalizione euroscettica comprendente anche Repubblica Ceca e Slovacchia. Oggi sono guidati da due leader che fanno dell’appartenenza all’Unione europea uno dei cardini della propria agenda politica, soprattutto in nome della trasparenza istituzionale, dell’indipendenza della giustizia e del rispetto dello Stato di diritto.

Non a caso, il polacco più noto in Ungheria, all’elezione di Magyar, ha fatto le valigie per emigrare negli Stati Uniti. Si tratta dell’ex ministro della Giustizia Zbigniew Ziobro, a cui Viktor Orban aveva offerto asilo politico perché potesse sfuggire al processo che lo vedeva imputato in patria per corruzione. Ziobro ha recentemente chiesto la sua estradizione oltre oceano.

Sullo sfondo del riavvicinamento tra Varsavia e Budapest si intravede il tentativo di rilanciare il V4, ma sotto una nuova veste, questa volta apertamente europropositiva. Se il coinvolgimento del premier slovacco Robert Fico potrebbe rivelarsi relativamente agevole, nonostante il rapporto privilegiato che Bratislava continua a mantenere con la Russia di Vladimir Putin per ragioni economiche ed energetiche, più complessa appare la posizione del leader ceco Andrej Babiš.

Quest’ultimo ha infatti accentuato negli ultimi mesi una linea sempre più nazionalista e ostile alle politiche di open government, suscitando forti proteste nelle principali città ceche contro la proposta di riforma del servizio radiotelevisivo pubblico.

Politiche simili sarebbero difficilmente digeribili da Magyar, che ha fatto della lotta alla corruzione delle élite vicine a Fidesz il principale motore della propria campagna elettorale. Su questo terreno, inoltre, trova una convergenza naturale con Tusk, sebbene il premier polacco sia ancora alle prese con le difficoltà nel tradurre in risultati concreti le promesse di accountability avanzate dopo il ritorno al governo.

“Magyar dovrebbe imparare dall’esempio polacco che non deve rallentare. I ritardi nel chiamare i politici corrotti a rispondere delle loro azioni generano frustrazione tra gli elettori”, ha avvertito il quotidiano polacco Gazeta Wyborcza.

Durante la conferenza stampa congiunta, Tusk ha definito la vittoria di Magyar “storica”, sostenendo che “non significa solo che l’Ungheria è tornata in Europa, ma che la speranza è tornata in Europa e nel mondo libero”.

Il premier polacco ha annunciato che Varsavia e Budapest agiranno “mano nella mano” a Bruxelles, sia nei forum politici sia nell’attività di advocacy europea. “I nostri obiettivi sono quasi identici”, ha dichiarato, ringraziando Magyar per la volontà di rilanciare il V4 come piattaforma di cooperazione regionale.

Uno dei dossier principali resta quello energetico. Tusk ha sottolineato che la Polonia è ormai indipendente dal petrolio e dal gas russo, offrendo collaborazione all’Ungheria per ridurre la propria dipendenza energetica da Mosca.

Anche sull’Ucraina i due leader hanno cercato una convergenza. Tusk ha spiegato che Varsavia intende sostenere il percorso europeo di Kyiv applicando “le stesse regole” seguite dalla Polonia durante il processo di adesione all’Unione europea.

Magyar, dal canto suo, ha ribadito il diritto dell’Ucraina a difendere la propria integrità territoriale, chiedendo però “un cessate il fuoco prolungato il prima possibile” come premessa per una pace stabile garantita a livello internazionale, in riferimento al fallimento delle garanzie offerte dal Memorandum di Budapest.Il premier ungherese ha inoltre ricordato di essere stato “il primo eurodeputato” a raggiungere Kyiv con aiuti umanitari dopo il bombardamento russo dell’ospedale pediatrico della capitale ucraina nel 2024.

Nel suo intervento, Magyar ha insistito anche sulla dimensione storica del rapporto tra polacchi e ungheresi. Ha ricordato l’accoglienza dei rifugiati polacchi a Balatonboglár nel 1939 e la commemorazione, avvenuta nella mattinata di oggi, di figure polacche e ungheresi che salvarono circa 30 mila persone durante la Seconda guerra mondiale, tra cui 5 mila ebrei.

“Perché l’Europa ritrovi la sua antica grandezza, abbiamo bisogno di una regione centro-orientale in Europa che sia forte, orgogliosa e consapevole di sé”, ha dichiarato.

La visita del premier ungherese proseguirà con l’incontro con il presidente polacco Karol Nawrocki e con un colloquio a Danzica con Lech Wałęsa, ex presidente, fondatore di Solidarność, premio Nobel per la pace e figura simbolo della transizione democratica dell’Europa centro-orientale.

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